martedì 7 ottobre 2008

SU MESTRE....(INTERVENTO AL CIRCOLO PD MESTRE CENTRO 2/10/2008)

A volte mi colpisce il fatto che molti trentenni mestrini di oggi definiscano Mestre
una città brutta seppur riconoscendo l’importanza di alcune realtà come il parco s giuliano o come altri rilevanti interventi urbanistici degli ultimi anni.
Forse per queste generazioni possono pesare le tracce vecchie di una Mestre costruita come città dormitorio, proiettata unicamente verso il polo chimico-industriale e verso il centro storico. .
Naturalmente sappiamo che Mestre è molto più di questo.
Ma forse il problema non sta nel fatto che non venga percepito cio’ che di bello c’è a Mestre ma sta nel fatto che negli ultimi anni non viene percepita una visione di insieme che possa relazionare tutti i processi di trasformazione e allo stesso tempo possa marcare una relazione costruttiva con la città insulare.
Se l’idea di una città dormitorio dobbiamo lasciarla ai decenni passati, è chiaro che
l’idea della nuova città deve girare intorno all’idea di quello che è Mestre oggi cioè una città moderna , importante , una delle più grandi e popolose del veneto , al centro delle grandi tratte viarie tra nord e sud, est e ovest, un ponte tra terra e mare. , una città in grado di fornire servizi cultura ecc.
È chiaro che il cittadino per sentire bene sua la città deve poterla vederla e viverla coerentemente con la funzione della città
E se sfide urbanistiche più importanti, si collegano fortemente a questioni come la tutela ambientale , come è stato per il parco san giuliano, che a questioni di tipo sociale come il nuovo ospedale, è chiaro che c’è bisogno di una guida politica.
Qui entra in gioco anche il partito.
Si sente un senso di attesa e distacco nei confronti del neonato
partito. Le aspettative sono alte: lo abbiamo visto dalle affluenze alle primarie e al proficuo tesseramento che abbiamo avuto . Ma c’è nell’aria un po’ di perplessità, forse anche a causa di un periodo di gestazione troppo lungo, o anche dalla
smarrimento successivo alla sconfitta.
In ogni caso se stiamo parlando di un territorio nel pieno di un processo di trasformazione solo un partito che si vuole definire riformista è il più adatto a gestire questi processi.
Se dobbiamo riprendere a discutere di una visione d’insieme è chiaro che due sono le strade :
primo partire dai circoli che rappresentano il primo legame con il territorio e che per forza di cose sono chiamati ad interessarsi a tematiche che vanno oltre quelli che sono solo i confini dei vecchi quartieri, perché ogni ambito che interessa il territorio quasi sempre interessa tutto il territorio comunale
Secondo interfacciarsi con la cittadinanza, non pensare di esaurire l’apertura solo
con le primarie per interagire con i cittadini. Forse questa fase di nascita del partito è stata troppo concentrata sul come cercare una sintesi tra diverse culture politiche. Ma la sintesi era già fuori nelle mille forme di partecipazione associazionistica, nel volontariato . Non sono convinto che sia stato giusto identificare essa come elemento terzo , come società civile, perché altrimenti questo vorrebbe dire che chi viene da una esperienza partitica rappresenti per ossimoro la società incivile. Ma al contrario dobbiamo contaminarci con chi si impegna quotidianamente in progetti, battaglie che non siano inseriti nei consueti canali della politica. Per fare questo dobbiamo stare attenti adesso che abbiamo la struttura organizzativa, anche a livello comunale a non chiuderci in esse, oppure a cedere all’idea salvifica delle primarie. E dobbiamo stare anche attenti ad iniziative troppo autoreferenziali che tanto caratterizzavano i partiti che ci siamo lasciati alle spalle.
La contaminazione avviene nel confronto quotidiano, presidiando le piazze e le strade e parlando alla gente. Tenendo presente che le nuove tecnologie ci pongono di fronte a nuovi tipi di piazze e strade che troppo spesso abbiamo lasciato in mano agli avventurieri della polemica.

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